"Rattattuju al neon"
di Alessandra P. Pierozzi

Erano un bel po' di anni che non mettevamo piede al Corto Circuito e purtroppo abbiamo constatato un'incuria da parte dell'organizzazione che fa rimpiangere gli eventi passati.
Neanche si fosse in una sala prove, i Rattattuju hanno suonato sotto delle terribili luci al neon e le tavolate su cui gli avventori avevano mangiato fino a mezz'ora prima non sono state neanche spostate. Risultato? Non c'era spazio per ballare, terribile per un concerto reggae. La band di Alessio Dell'Armi è stata quindi in gran parte penalizzata da questi inconvenienti e a nulla sono servite le gentili richieste del frontman di spostare almeno i tavoli dal centro della sala.
Nonostante questo, è stato comunque un bel concerto: la band, che ha al suo attivo due album autoprodotti (Raiche e Senza Inutili Commenti) e un terzo in preparazione, oltre ad un gran numero di concerti in giro per la penisola, ci ha coinvolti col suo ruvido roots contaminato regalandoci anche qualche bella sorpresa nella scaletta. Sin dalle prime note del concerto, iniziato verso le ventidue e trenta, possiamo constatare quanto la band della sabina sia effettivamente maturata in questi ultimi anni: i brani hanno acquisito uno spessore più denso mettendo così in risalto tutte le loro potenzialità. Ed è proprio ascoltando le loro canzoni più vecchie che ci rendiamo conto delle differenze: Mess'è Mortu U Cane, 'Nsemmora e Santagnelu, tra le altre, intrattengono e divertono come dei buoni brani da palco devono saper fare, mentre le più recenti Formato Standard, Il Cavaliere Nero (dedicata al "Signore Dei Tranelli", e chi vuol intendere intenda...) e 'U Forestero ci colpiscono maggiormente per l'arrangiamento. I brani vengono torniti da assoli ben studiati: come accadeva per le big band dei tempi d'oro dello Studio One, dalla chitarra ai fiati, passando dalla tastiera, tutti hanno il loro spazio armonico nelle strutture dei brani. E il risultato non è male per niente. Anche nelle cover atipiche che propongono mettono del loro: così Pick Up The Pieces di Burning Spear, Them Belly Full e Bad Card di Marley, Cocody Rock di Alpha Blondie e quella Picture On The Wall già portata in auge da Phillis Dillon vengono metabolizzate e riproposte nello stile caratteristico del gruppo.
Sebbene ci siano ancora delle piccole ingenuità a livello stilistico, possiamo comunque dire che i Rattattuju (termine che in dialetto indica una sorta di miscuglio disordinato ma vivace, di intruglio indefinibile ma allo stesso tempo definito nel suo insieme di vitalità) di strada ne hanno fatta davvero tanta. Speriamo solo che continuino a divertire e divertirsi portando in giro il loro messaggio di unione e globalità attraverso la comprensione delle diversità e delle difficoltà che tutti noi incontriamo ogni giorno.

Tratto da ::MusicBoom::

"Il decennale dei Rattattuju"
di Marco Stazi

"Rattattuju", ovvero chiasso, miscuglio disordinato. Questo il significato, nel dialetto di Sant'Angelo Romano, della parola che dà il nome ad uno dei gruppi reggae più attivi della scena romana e laziale. Una formazione che, sin dalle origini, ha scelto il dialetto per esprimersi: "Una scelta comune a molti artisti reggae - ci fa notare Alessio, voce del gruppo (in foto) - in fondo anche Bob Marley non cantava in inglese "letterario", ma nello slang della sua gente. Le persone si allontanano sempre di più dalle tradizioni popolari, ma noi le consideriamo una ricchezza". In effetti i Rattattuju hanno la rara capacità di raccontare la provincia: nelle loro canzoni le abitudini e l'atmosfera del piccolo paese prendono vita, basti pensare a brani come "Mess'e' mortu u cane" o "Santagnelu". Giovedì scorso è stato un giorno di festa per il paese di Sant'Angelo Romano, visto che il gruppo ha deciso di celebrare il proprio decennale, con un concerto gratuito, proprio nel luogo che li ha visti nascere. A fare da spalla i Wogiagia, altro gruppo reggae "amico" dei Rattattuju - sono andati insieme al Rototom Sunsplash Festival, importante manifestazione reggae di livello internazionale - guidati dal vocalist Savino. Una serata di festa ma anche di riflessione, ideali e protesta: "Cerco luce, voglio la Pace, ascoltami - cantano i Wogiagia, e i Rattattuju fanno eco: - Dov'è finito il tuo pensiero di Pace? Il tuo maestro non insegna queste cose". E poi "War" di Bob Marley, per chiudere il cerchio e rendere ben chiaro il concetto. Alla fine della serata, la voglia di rincontrarsi...

Tratto da ::DentroMagazine::

"Rattattuju: Senza Inutili Commenti"
di Alessandra P. Pierozzi

Rattattuju: una miscellanea sapiente di stile, dialetto e contaminazione. Ecco come si presenta questo Senza Inutili Commenti, seconda prova autoprodotta nel 2002 dalla band santangelese. Dieci tracce reggae nel senso più ampio del termine che sorprendono per il rispetto del messaggio più profondo della filosofia alla base del genere: i testi, dopo dieci anni di gavetta passati dalla band in giro per la penisola, risultano ispirati e maturi mentre gli arrangiamenti sono strutture forti che non possono fare a meno di provocare un deciso interesse in chi li ascolta. Non E' Solo Una Musica è un inno al reggae e allo stile di vita che ne è alla base, Rattattuju è il manifesto/presentazione del gruppo in una graziosa chiave in levare, il nyabinghi di Intro si presenta come una piccola isola pacifica all'interno di un album dal sound serrato e corposo mentre - e qui Bob ci perdoni - la versione rocksteady di Bad Card proposta risulta ficcante, addirittura migliore dell'originale, segno di una evidente interiorizzazione del brano. Le influenze a cui i Rattattuju sono stati sottoposti negli anni, e da cui pure si allontanano per creare qui un loro stile, sono le più svariate: da Burning Spear agli Israel Vibration e, per citare un gruppo di casa nostra, gli onnipresenti Africa Unite. A ben vedere i ragazzi della Sabina sanno ben giocare le loro ottime carte e, alla stregua di scrittori navigati, creano dei veri e propri climax che catturano l'attenzione e si lasciano ricordare anche grazie alle dolci sensazioni lasciate dalle loro vibes. Sono album come questo che fanno tornare il sorriso e la voglia di continuare a scrivere di musica. Altamente consigliati. (APP)

Tratto da ::MusicBoom::

 
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